Sono stata convocata telefonicamente da parte di una stagista del dipartimento HR la quale mi ha chiesto conferma del mio interesse verso la posizione di Marketing Manager; dopo ulteriore conferma via email su data e ora dell’appuntamento, ho incontrato nella sede di Milano la Responsabile delle Risorse Umane. Uno dei peggiori colloqui della mia vita, la Recruiter oltre ad essersi presentata in estremo ritardo, ha esordito dicendo che il mio profilo era poco interessante e non avevo l’esperienza per quel ruolo. A saperlo prima forse non avrei preso una giornata di ferie all’ultimo minuto. Dopo aver conversato, candidamente mi dice che potrebbe offrirmi una posizione in internship e - pur conoscendo il mio RAL dopo 8 anni di lavoro nel settore - mi propone una retribuzione entry-level, ridicolizzandomi ulteriormente. In maniera molto chiara, poi, ha sottolineato l’esigenza di vivere (e quindi per me trasferirsi) a Milano perché lì si lavora extra orario e non si può correre via per prendere un treno... Alla faccia dello smartworking e del work-life balance. E considerando lo stipendio che mi ha offerto per uno stage forse sarebbe risultato più conveniente non lavorare affatto. Ciò detto, non consiglierei questa azienda neanche al mio peggior nemico e non manderei più un CV in questa azienda neanche se rimanessi disoccupata.